DESIGN ARTIGIANALE

creativi e autoproduzione

dicembre 15th, 2014
SCELTA DEL CODICE ATTIVITÀ

APPROFONDIMENTO CON L’ESPERTO

Il codice attività utilizzato per aprire una nuova partita IVA potrebbe sembrare argomento residuale, più tecnico che pratico; tale convinzione non trova, però, riscontro nella realtà, poiché collegate a tale codice sono tutta una serie di attività che possono influire in diversi modi sulla vita del designer autoproduttore.
Nel video si chiarisce il non immediato inquadramento dell’autoproduttore, data la sua natura versatile e il carattere di multiattività intrinseco che caratterizzano il suo lavoro. Si vuole qui sottolineare che il codice ATECO 74.10.10 prevede i seguenti adempimenti:

  • Iscrizione alla CCIAA di competenza del luogo;
  • Iscrizione alla Gestione Artigiani dell’INPS;
  • Richiesta all’Agenzia delle Entrate di un numero di partita IVA.

Tutti e tre i suddetti adempimenti vengono compiuti con la compilazione della ComUnica, servizio messo a disposizione dalla camera di commercio e svolto interamente in via telematica. Per presentare una ComUnica con il suddetto codice sono necessari diversi documenti; fra questi devono essere presenti la SCIA presentata al Comune di competenza e il certificato di agibilità dell’immobile in cui si andrà a svolgere l’attività artigianale. Ci si vuole soffermare su detti adempimenti e per dare un’idea dell’ampiezza della valenza della ComUnica, che con un solo atto gestisce molte e diverse fattispecie, e per sottolineare che il Comune sarà autorizzato a compiere ogni e qualsiasi verifica necessaria alla sussistenza delle caratteristiche necessarie per lo svolgimento dell’attività oggetto di comunicazione.
Il punto è che il codice attività suddetto viene descritto così dall’ISTAT:
74.10.10 Attività di design di moda e design industriale

  •  design di moda (fashion design) per prodotti tessili, articoli di abbigliamento, calzature, gioielli, mobili e altri articoli di arredamento e di moda, nonché di altri articoli per uso personale o per la casa
  •  design industriale (industrial design), incluse tutte quelle attività finalizzate all’ideazione e allo sviluppo di progetti e specifiche tecniche necessarie per facilitare l’uso, accrescere il valore, migliorare le caratteristiche estetiche dei prodotti. Sono incluse anche la definizione di materiali, meccanismi di funzionamento e la scelta delle forme, colori, rifiniture esterne del prodotto. Tali attività possono essere svolte anche tenendo conto di aspetti quali le caratteristiche e i bisogni umani, la sicurezza, l’interesse del mercato e l’efficienza nella produzione, distribuzione, utilizzo e manutenzione”

Come si vede, la descrizione è molto generica, e ci si rende conto che il codice è quello giusto per gli autoproduttori in modo inequivocabile dallo studio di settore riservato al suddetto codice ATECO, ovvero (per il 2014) il VG93U (reperibile sul sito dell’Agenzia delle Entrate) dove, nel quadro D (riservato agli elementi specifici dell’attività) riporta chiaramente la dicitura “Autoproduzione-vendita prodotti propri” nel rigo D08. Tutte queste valutazioni non sono sempre conosciute ed accolte ugualmente dai comuni; potrebbe quindi verificarsi una situazione in cui viene negata l’iscrizione all’autoproduttore che ne fa richiesta poiché secondo i controlli svolti non possiede tutti gli strumenti tipici di un artigiano.
Può sembrare una situazione di confine, ma è assolutamente da tenere in considerazione, soprattutto tenendo presente che ogni Comune è legittimato dalla legge a dotarsi di controlli e di procedure propri, con la conseguenza che ogni territorio ha usi e procedure differenti che possono non comprendere determinate fattispecie non normate dettagliatamente.In ogni caso la conclusione del nostro approfondimento è che il codice attività per la maggioranza degli autoproduttori è il 74.10.10, per gli elementi già illustrati precedentemente; sarà bene che ogni soggetto si informi sulle procedure da seguire e sugli adempimenti diversi che dovrà affrontare di volta in volta, nella certezza che nulla potrà essergli imputato, sulla scorta di quanto detto.

Amleto Soldani

20 thoughts on “SCELTA DEL CODICE ATTIVITÀ

  1. Grazie per le preziose delucidazioni. Una domanda, come autoproduttore mi pare d’aver capito che potrei spaziare moltissimo per quanto riguarda la tipologia di prodotto. Vorrei utilizzare questo codice per produrre lampade per l’arredamento domestico, ma essendo già dipendente in una azienda che produce piani cottura elettrici per cucina, potrei per esempio, distribuire, col mio marchio, anche piani cottura che acquisterei all’ingrosso direttamente dal fabbricante? Grazie

    • La ringrazio del commento.

      Si, può anche prevedere un’attività commerciale. Deve solo valutare alcuni aspetti della questione:
      1- Se le lampade che ha intenzione di fare sono ogni volta diverse (ovvero, ad un progetto corrisponde un solo prodotto o comunque pochissime unità), allora il codice attività è quello illustrato nell’articolo;
      2- Se invece ha intenzione di ideare un articolo che poi produce in quantità, è meglio che si configuri come artigiano, con un diverso codice attività e con la presentazione di una ComUnica artigiano;
      3- In entrambi i suddetti casi può naturalmente commercializzare anche i piani cottura dell’azienda nella quale lavora, tenendo conto che comunque l’attività derivante da detto commercio sarà individuata da un secondo codice ISTAT (diverso dai casi 1 e 2) e dovrà obbligatoriamente avere una contabilità separata, pur se fatta con lo stesso numero di partita IVA;
      4- La natura della ComUnica (artigiana o commerciale) è diversa a seconda dell’attività prevalente (se quella di autoproduttore o di artigiano o quella commerciale), individuata come quella che genera il maggiore fatturato (naturalmente stimato, in fase iniziale), pertanto dovrà scegliere quale ComUnica presentare in base a queste considerazioni;
      5- Tutto ciò premesso, il marchio è aspetto giuridico fiscalmente non rilevante ai fini che stiamo discutendo, quindi qualsiasi saranno i diversi codici attività che deciderà di utilizzare, in ogni caso il marchio potrà essere lo stesso.

      • La ringrazio per l’esauriente risposta. A questo punto il codice 74.10.10 potrebbe essermi utile solo in fase di avvio, finché i successivi sviluppi non mi daranno un quadro più chiaro circa la natura dell’attività. Non mi è chiara la differenza tra autoproduttore e artigiano a dire il vero pensavo che autoproduttore fosse di fatto un artigiano. In ogni caso, come autoproduttore, posso far fabbricare interamente a soggetti terzi il prodotto che ho disegnato e che andrò a commercializzare? Di nuovo grazie per le preziose delucidazioni. Saluti

        • Si figuri, è un piacere poterla essere di aiuto.

          Il codice 74.10.10 può andar bene anche per il prosieguo, soprattutto se ha intenzione di progettare un prodotto che poi fa realizzare da altri. La principale differenza fra un artigiano e un autoproduttore, per come la intendo io da un punto di vista fiscale, consta nella standardizzazione della produzione. Un artigiano produce in serie, o comunque per molti pezzi, lo stesso modello, apportando leggere modifiche; un autoproduttore invece è un designer che realizza personalmente i propri modelli, quindi integra in sé l’aspetto del designer e quello del produttore.

          Il codice 74.10.10 nasce come identificativo di un professionista, non di un artigiano; inquadra anche l’autoproduttore perché nella sua attività si è pensato che la realizzazione del prodotto fosse attività “collaterale” a quella della sua ideazione. Se lei progettasse un prodotto e poi lo facesse produrre da terzi non sarebbe un autoproduttore in senso stretto, quanto piuttosto un designer vero e proprio; in ogni caso il codice sarebbe quello giusto.

          Per qualsiasi delucidazione più articolata e precisa può contattarmi quando vuole utilizzando il sito internet al quale accede cliccando sul mio nome, in alto a sinistra di questo messaggio.
          Cordialità ed auguri di una Santa Pasqua.

          • Ora è molto più chiaro. Grazie. Ricambio gli auguri di buona Pasqua, anche se in ritardo.

  2. Buongiorno Amleto,
    allacciandomi al discorso tra lei e il Sig. Daniele, gentilmente potrebbe spiegarmi quale codice ATECO sarebbe adatto ad un artigiano che produce in serie “articoli di design per la casa”(ad esempio lampade come nel caso sopracitato) , e quindi non “autoproduttore” con codice 74.10.10

    La ringrazio e le auguro buona serata
    Simone Ferrari

    • Salve.
      Un primo codice che potrebbe andare bene per la sua attività potrebbe essere il 31.09.10, ma per rispondere compiutamente alla sua richiesta dovrei conoscere nel dettaglio cosa produce e di quali materiali si compongono le sue realizzazioni, perchè a seconda dei casi potrebbe o meno volerci un codice differente.

  3. buongiorno, nel caso di un fashion designer che disegna e progetta una linea di accessori da commercializzare prevalentemente attraverso un e commerce, non mi è chiaro quale è il codice Ateco più corretto. La produzione viene fatta fare a vari artigiani (uno produce la minuteria metallica, l’altro le pelli, l’altro fa la confezione) quindi l’attività di chi progetta è anche quella di pianificare e organizzare le diverse attività, l’assemblaggio e il packeging oltre la commercializzazione. per ora ci siamo iscritti al codice ateco 47.91.1. Commercio al dettaglio di qualsiasi tipo di prodotto effettuato via internet”, ma vorremmo aggiungere anche il cod 14 confezione abbigliamento, pelle e pelliccia e il 74.10.10 design di moda e industriale. Questo ci permetterebbe anche di poter accedere a bandi di sostegno alle imprese. e’ corretto?

    • Buongiorno.

      Tutto dipende dall’attività che concretamente svolge. Se la sua attività è contemporaneamente:

      – fashion designer (74.10.10)
      – commercio al dettaglio via internet (47.91.10)
      – fabbricazione (nel senso che li realizza partendo da materie prime e/o semilavorati) abbigliamento (codice 14, da specificare a seconda della tipologia di capo prodotto)

      I codici vanno indicati tutti e tre; ciò comporta diverse conseguenze a seconda di quello indicato come prevalente, perché è in tal modo che definirà la sua attività da un punto di vista fiscale (visto che stiamo considerando assieme codici professionali, commerciali ed artiginali). Ciò ha rilevanza in tutta una serie di aspetti, dalla determinazione del reddito ai regimi ai quali può accedere.

  4. Salve…..
    Avrei bisogno di un suo consiglio.
    Ho intenzione di aprire partita iva con regime dei minimi. ……
    Io sono, attualmente, dipendente in un azienda che si occupa di progettazione , costruzione e posa di insegne.
    Quale codice ateco posso utilizzare x iniziare un attività tutta mia nello stesso settore?
    E valido il codice 74.10.10?

    • Buongiorno.

      La scelta del codice ATECO dipende fortemente dal carattere della produzione, oltre che dalla tipologia: il codice 74.10.10 è utilizzabile da tutti i soggetti che realizzano, a partire dal concetto estetico e funzionale, un nuovo prodotto, non riproducendolo mai uguale al precedente (o facendolo in pochissimi pezzi). Nel suo caso, quindi:

      – Se le insegne che va a progettare, costruire ed installare sono fatte esclusivamente da lei e si basano su progetti che rispettano il carattere dell’autoproduzione (unicità del pezzo, valore artistico oltre che funzionale, design innovativo, realizzazione da parte dello stesso designer del prodotto) allora, essendo la posa in opera del prodotto un fatto del tutto residuale, perché il valore del pezzo è dato in massima parte dalla fase di ideazione, può utilizzare il 74.10.10, dando prevalenza alla fase creativa e all’alto contenuto innovativo.

      – Se invece i prodotti che intende realizzare non rispettano le caratteristiche di cui sopra, il codice ATECO corretto è il 43.29.09

      Cordialità.

  5. buongiorno vorrei sapere se la mia partita iva con codice 74.10.29 Altre attività dei disegnatori grafici rientra nell’autoproduzione e la vendita appunto di prodotti propri.

    • Buongiorno a lei. Ritengo di no. Il codice 74.10.29 è marcatamente professionale, pertanto, mentre ben si adegua alla caratteristica di ideazione e creazione del prodotto, non prevede né la sua realizzazione, se non limitatamente alla realizzazione di un prototipo, né la commercializzazione del prodotto finito.

  6. Buongiorno. Sono un architetto autoproduttrice di accessori di moda (borse, collane, etc) pronta ad aprire una nuova partita iva con il Regime Forfettario 2016. Qualche domanda:
    -essendo architetto potrei iscrivermi all’Inarcassa e non all’INPS? (lo statuto della cassa prevede l’iscrizione dei professionisti “qualunque sia il codice di attività, previa iscrizione all’ordine”. Premetto che sono già stata iscritta per 20 anni all’inarcassa come lib. prof.)
    -ma allora in questo caso l’Artigianato che c’entrerebbe?
    -l’autoproduzione con codice 74.10.10 prevede anche la vendita, come si evince dallo studio di settore mod. UG93U: è per questo allora che, nonostante risultiamo professionisti, dobbiamo iscriverci alla Cam. Comm.?
    -nel nuovo regime forfettario, non potendo detrarre i costi, si fa riferimento al coefficiente di redditività, ma che risulta essere molto elevato per questo codice, il 78%. Ciò si traduce con una ipotetica detrazione di costi pari al 22%, molto poco per un autoproduttore. Eppure saremmo inquadrati come artigiani… un controsenso….
    Insomma, tanti tanti dubbi….
    Grazie.

    • Gent.ma, andiamo per gradi:
      1) Si, potrebbe iscriversi tranquillamente ad Inarcassa evitando in questo modo tutto il discorso previdenziale fatto per gli artigiani. Quanto detto nella rubrica è valido solo per chi non ha già una cassa previdenziale di appartenenza; nel suo caso propendere per l’una o l’altra soluzione sta a lei.
      2) L’attività è comunque da configurarsi come artigianale in senso stretto, per quanto detto negli articoli della rubrica. Sebbene il discorso previdenziale segua un altro binario data la peculiarità della fattispecie concreta in esame, ciò non cambia alcunché ai fini del discorso generale, rimanendo l’autoproduzione attività da inquadrarsi fra quelle artigiane.
      3) L’iscrizione presso la CCIAA è indispensabile per numerosi soggetti, non soltanto per artigiani e commercianti. Nel suo caso rimane obbligatoria, sebbene nella ComUnica si dovrà avere cura di allegare il quadro INPS specificando che è già iscritta ad altra gestione previdenziale.
      4) Non è dato conoscere il processo decisionale che ha portato il legislatore a determinare la quota di redditività per il codice considerato ai nostri fini, benché le Sue valutazioni siano senz’altro condivisibili. In ogni caso la percentuale d’imposta è senz’altro molto inferiore anche rispetto allo scaglione IRPEF più basso, cosa che in parte compensa quanto qui esaminato. Vale anche la pena ricordare che la legge di stabilità 2016 ha previsto l’abbassamento al 5% dell’imposta sostitutiva per i primi tre anni di attività, cosa che comunque sarà di ulteriore aiuto nell’avviamento di una nuova attività.
      Sperando di essere stato sufficientemente chiaro, rimango a disposizione al seguente indirizzo: fiscalita@designartigianale.it

      Amleto Soldani

  7. Salve, sono una fashion designer con p.i. cos. 74.10.10., al momento svolgo solo attività come libero professionista ma stavo pensando di aprire un temporary shop con tutti gli abiti che ho. Ho letto che aprendolo per un massimo di 30 giorni si potrebbero snellire gli adempimenti burocratici, dovrei richiedere solo la Scia ed iscrivermi alla camera di commercio? È possibile farlo con la mia p.i. che tra l’altro è con regime dei minimi anno 2014? Grazie mille anticipatamente.li0

    • Salve.

      La questione da Lei prospettata non è di univoca soluzione, poiché la fattispecie in esame non è prevista dall’ordinamento nazionale. Alcune camere di commercio (a titolo di esempio, quella di Milano) hanno emanato alcuni suggerimenti su come comportarsi per aprire un temporary shop, ma regole certe non ve ne sono, quindi posso solo dare un’opinione basata su constatazioni non per forza condivise dalla Sua CCIAA di riferimento.
      Detto questo, in ordine ai quesiti da Lei esposti preciso quanto segue:

      1) La permanenza nel regime ex minimi art. 27 DL 98/2011 non è ostativa in alcun modo allo svolgimento di attività commerciale; non essendo nemmeno legata al codice attività, non dovrà comunicare alcunché all’agenzia delle entrate, dovendo solo aver cura di non oltrepassare il limite di 30.000€ di utile nell’arco di un solo anno (da fatture o corrispettivi non rileva).
      2) Diverse Camere si sono pronunciate sulla possibilità di aprire un temporary store per meno di 30 giorni presentando soltanto la SCIA al comune di competenza; vi è disparità di vedute circa la comunicazione alla CCIAA (qualcuno sostiene che vada fatta, qualcun’altro che non ve ne sia bisogno). A parere dello scrivente non esiste un’univoca soluzione, quindi la cosa migliore è andare nella Camera di Commercio competente e chiedere informazioni su quale sia la loro interpretazione della fattispecie.
      In ogni caso, tutti concordano sul fatto che aprire un temporary store per meno di 30 giorni possa richiedere uno snellimento delle procedure burocratiche poiché si configurerebbe come un’attività di tipo occasionale; ciò, a mio parere, nel suo caso non sarebbe vero, poiché lei svolge un’attività con partita IVA, con caratteristiche di abitualità, che sarebbe difficile da contestualizzare in una situazione di carattere temporaneo. Ciò che le consiglio è di rivolgersi alla Sua Camera di Commercio e di chiedere a loro come regolarsi, fermo restando il fatto che in ogni caso dovrà presentare la SCIA al SUAP del Comune di svolgimento dell’attività temporanea.

  8. Salve Amleto, sono una designer di abbigliamento e vorrei utilizzare il codice ateco 741010 sia per definire la mia attività di designer free lance rivolta alle aziende sia per realizzare una mia collezione con mio marchio la quale però verrà interamente realizzata da terzi ai quali io forniró solo i materiali e i quali emetteranno fattura per il costo della lavorazione. Le pongo dunque le seguenti domande:
    Va bene questo codice ateco per entrambe le attività che vorrò svolgere?
    Per poi commercializzare i capi che ho disegnato e che sono stati realizzati da terzi dovrò necessariamente effettuare iscrizione alla camera del commercio?
    Grazie per l attenzione.
    Federica

    • Salve Federica.
      Il codice ATECO è di tipo professionale, quindi è l’ideale per la consulenza alle aziende; in quanto codice professionale non richiede iscrizione in camera di commercio.
      Per commercializzare i suoi capi, invece, dovrà aprire posizione in CCIAA con una ComUnica per attività commerciale, indicando dove e come svolge la propria attività: se li proporrà in un punto vendita, tale immobile dovrà avere le caratteristiche previste per l’esercizio di attività commerciale (stabilite dal Comune di attività), mentre se li proporrà presso terzi potrà stipulare accordi di diversa natura (a seconda dell’accordo l’attività commerciale potrebbe non essere nemmeno imputabile direttamente a lei, evitando in questo modo di aprire una posizione camerale).
      Purtroppo la testata ha cessato le pubblicazioni, ed è online soltanto per consentire la consultazione delle precedenti pubblicazioni. La prego pertanto di contattarmi via mail all’indirizzo studioalfonsosoldani@gmail.com per qualsiasi chiarimento ulteriore dovesse essere necessario.

      Cordialità.

  9. Buongiorno,
    ho un codice ATECO 70.10.30.
    Potrei produrre prototipi di lampade (non in serie ma tutte diverse) con stampanti 3d per conto di uno studio?

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