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creativi e autoproduzione

febbraio 16th, 2015
DE MATERIA MEDICA

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di Marcello Napoli –

UNA PREZIOSA RISTAMPA RIPORTA ALL’ATTUALITÀ GLI STUDI DI DIOSCORIDE, MEDICO DEL I SECOLO D.C. PADRE DELLA FARMACOLOGIA.

Dioscoride, grande medico vissuto nel I secolo d. C., ha aperto le frontiere del modernismo in campo botanico ed è riconosciuto come il padre della farmacologia. Le edizioni Aboca di San Sepolcro hanno realizzato una vera impresa non solo per bibliofili, ma per tutti gli appassionati di storia della botanica e della medicina: la ristampa in due volumi del “De Materia Medica” in una delle due versioni più antiche, quella conservata in una camera blindata nella Biblioteca di Napoli, datata tra il VI ed il VII secolo d. C.

Una maiuscola biblica dai caratteri corposi e tondeggianti”, sottolinea nella introduzione Mauro Giancaspro, già direttore della Biblioteca Nazionale di Napoli e custode dell’opera, complice dell’editore e direttore dell’Aboca Museum, Valentino Mercati.
Si tratta di una vera opera d’arte cui hanno contribuito dodici studiosi come dodici apostoli specializzati in botanica e in filologia greca. Due volumi rilegati in pelle chiara e titoli in oro zecchino; 992 pagine, 172 pagine in fac-simile, 409 specie di piante descritte, 374 schede commentate e 243 disegni realizzati ad hoc da Luca Massenzio Palermo.
L’attualità e la modernità del testo di Dioscoride, inoltre, vengono esaltate dalla corposa appendice di 700 voci delle patologie e dei farmaci corrispondenti. Questi i numeri di un’opera enciclopedica dell’antichità che è stata un riferimento sino al XVII secolo, ovvero sino alle fondamenta della moderna scienza.
Un libro, come un’eco dal I secolo, l’età di Dioscoride, al manoscritto conservato a Napoli del VI-VII secolo, sino a oggi. Una storia, quella del codice “ex Vindobonense greco I”, degna dei thriller di Dan Brown, Ken Follett, Wilburn Smith. L’apparizione più significativa dopo un millennio avviene ad opera e nelle mani sicure di Gerolamo Seriprando, napoletano, arcivescovo di Salerno dal 1554, nominato poi cardinale da Pio IV nel 1561. Se ne ha testimonianza dall’inventario della Biblioteca di San Giovanni in Carbonara. Due secoli dopo, nel 1718 un ribaldo napoletano, Alessandro Ricci, lo trafugò e lo cedette all’Imperatore d’Austria. Il manoscritto tornò a Napoli nel 1923, ma un ventennio dopo, solo grazie alle premure di Lorenza Guerrieri fu sottratto alle bombe o alle probabili ruberie e bramosie dei tedeschi.
Eccolo riappare oggi “più imponente e interessante” che pria.

Marcello Napoli

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