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creativi e autoproduzione

luglio 15th, 2015
SELMA

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di Massimo Consorti

SELMA

Regia: Ava DuVernay – 2014 (Uscita Italiana 2015) – USA – Durata 127 min.
Con David Oyelowo, Tom Wilkinson, Cuba Gooding Jr, Alessandro Nivola, Carmen Ejogo, Lorraine Toussaint, Tim Roth, Oprah Winfrey, Tessa Thompson, Giovanni Ribisi

Selma (che preferisco citare solo con il titolo originale senza aggiungere sottotitoli italiani illeggibili), è un film della passata stagione invernale che abbiamo visto ma non recensito. C’era di meglio? Sicuramente no, però la cronaca l’ha fatta da padrona sulla qualità e Selma lo ripropongo ora che tutti vanno a vedere (o rivedere) film con qualche mese, rifiutandosi di sottoporsi al consueto taglio di vene da distribuzione estiva. Il fatto-spunto del film è noto: la marcia guidata da Martin Luther King nel 1965 da Selma a Montgomery, capitale dell’Alabama, per protestare contro gli impedimenti opposti ai cittadini neri nell’esercitare il loro diritto di voto. Si dirà: ancora razzismo? Ancora Martin Luther King? Ancora pacifismo mentre i bianchi affrontavano la questione a schioppettate e il KKK crocifiggeva impunemente a più non posso? La risposta è sì perché il razzismo, mascherato da emergenza sociale, vive ancora in tutte le latitudini del mondo e spinge a creare muri piuttosto che ponti. Mix fra fiction e documentario, Selma ha il merito di approfondire il taglio psicologico dei personaggi che popolavano gli Stati Uniti di quel tempo, da Lindon Johnson a George Wallace (governatore razzistissimo dell’Alabama), in una sorta di psicodramma collettivo nel quale la violenza è al centro della scena. Ma il grande merito della DuVernay, è stato quello di aver tolto alla figura di Martin Luther King, quell’aura di santità che, soprattutto dopo l’assassinio nel 1968, lo aveva seguito praticamente dovunque. È il Luther King pastore imperfetto che la regista analizza e racconta, con un taglio artistico e narrativo degno di miglior fortuna soprattutto perché, se si toglie l’agiografia ai santi restano l’uomo o la donna. I fatti che la regista narra visivamente, sono accaduti davvero. Ma sfidiamo chiunque a spiegare a un adolescente dei giorni nostri che non stiamo parlando di un videogame.

Massimo Consorti

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