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giugno 15th, 2015
LA NAZIONE NAPOLETANA

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di Marcello Napoli –

LA NAZIONE NAPOLETANA

“Io mangio solo radici, perché le radici sono importanti.” La citazione della santona a Jep Gambardella, nel film Oscar di Paolo Sorrentino “La grande bellezza”, è l’incipit del libro di Gigi Di Fiore “La nazione napoletana”, edito dalla UTET.
E’ un libro che sorprende per il suo stile e per la sua efficacia documentata. In primis non è l’ennesimo volume di contro storia, ma è l’evoluzione e il completamento di un ventennio di ricerche che guardano alle radici, alla storia, ai personaggi, ai documenti con l’occhio e il linguaggio del cronista attento. Di Fiore concentra il focus su due momenti fondanti dell’Italia: il 1861 e il periodo della Resistenza. Un lungo viaggio tra luoghi, personaggi e vicende della Nazione autonoma e indipendente: il Regno delle due Sicilie. “Cominciamo anche noi ad avere una Patria, e ad intendere questo vantaggio sia per una nazione avere un proprio principe. Interessiamoci all’onore della nazione.” Così scriveva Antonio Genovesi; era il 1754, vent’anni dopo l’arrivo di Carlo III di Borbone a Napoli. La Nazione, un concetto fantasioso per alcuni, come Alessandro Barbero che parla “di valore posticcio, invenzione di propaganda recente.” Ormai non si può più negare che l’impresa di Garibaldi non fu una rivoluzione interna, non una sollevazione autonoma di massa contro un governo e un sovrano legittimi. Fu una guerra pilotata dall’esterno con l’appoggio politico-militare di Inghilterra e Francia. L’abbandono obbligato del re Francesco II di Borbone, il 6 settembre del 1860, lasciò la Nazione napoletana al suo destino. Il nuovo che avanzava era il capitalismo industriale contrapposto alla cultura contadina e a un mondo di valori radicati. Quei valori e tradizioni che l’antropologo Ernesto De Martino rimise in luce negli anni ’50, ultimo testimone di echi provenienti dalla Magna Grecia, dalla cultura latina e lucana. “Il nuovo era uno Stato che partiva da 300 milioni di passivo costretto a lanciare sul mercato titoli per 500 milioni di prestiti bancari. Il pegno pagato al vincitore del Nord furono i depositi bancari in attivo, che alimentarono e tennero in vita i conti della Nazione unificata”, scrive Gigi Di Fiore. Il nuovo fu l’aggressione ad un paese amico che manteneva ancora un ambasciatore accreditato e furono i morti senza un sacrario; basterebbe ricordare il massacro di Gaeta. Un viaggio in più tappe e mille riflessioni, cose e uomini: Francesco Traversa che morì sotto le bombe a Gaeta; Matteo Negri, il generale che fu colpito tre volte a cavallo mentre guidava i soldati nella battaglia del Garigliano contro l’esercito regolare piemontese; i fratelli Quandel e tanti altri ancora. Un viaggio nel passato per ritrovare le ragioni culturali che dovrebbero tenere insieme l’Italia e dargli quella identità di Nazione. Ma il libro di Gigi Di Fiore è soprattutto un viaggio nella conoscenza, documentata e amabilmente raccontata, tra fatti, numeri, aneddoti, testimonianze di ieri sino ad oggi. Un libro che analizza la nascita della Lega, nel 1993, ricorda gli strali ironici e puntuti di Riccardo Pazzaglia e le polemiche di contro parte di Aldo Cazzullo. Un racconto documentato che arriva ai tagli di 7 miliardi e 400 milioni di euro sui fondi che cofinanziavano i soldi europei nei progetti per la Campania 2014-2020. Era ieri, mentre il nuovo capo dello Stato, il siciliano Sergio Mattarella, giurava sulla Costituzione.

Marcello Napoli

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