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creativi e autoproduzione

dicembre 1st, 2014
ATTRAVERSO IL CILENTO

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di Marcello Napoli –

ATTRAVERSO IL CILENTO

Un libro, un Tour…
Il viaggio di C. T. Ramage da Paestum a Policastro nel 1828: la ricerca dei resti archeologici e delle “sopravvivenze” linguistiche e culturali greche e latine.

Perché venivano, come in pellegrinaggio, nella nostra provincia letterati come Goethe, musicisti come Wagner, pittori come Escher e poi personaggi della politica, ambasciatori, principesse e re, presidenti di repubbliche e archeologi? Il libro “Attraverso il Cilento. Il viaggio di C. T. Ramage da Paestum a Policastro nel 1828”, pubblicato dalle Edizioni dell’Ippogrifo e curato da Raffaele Riccio, professore di Storia e Filosofia nei licei e Roberto Ritondale, giornalista, ce lo dice in 146 pagine.

Craufurt Tait Ramage, letterato scozzese, cultore di lingue classiche e precettore dei figli del Console inglese presso la Corte di Napoli, intraprese il viaggio “alla ricerca dei resti archeologici e delle sopravvivenze linguistiche e culturali greco-latine, rintracciabili nei dialetti del Regno delle due Sicilie.” Lo muoveva la passione, ora diventata uno slogan pubblicitario, ma soprattutto la meraviglia di questi luoghi, frutto della tavolozza dell’Infinito e del lavorio millenario della Natura. La meraviglia, l’inizio, la scintilla del sapere e la ricerca del “sublime”, un’emozione, un’estetica seppellita nel furore edificatorio, speculativo dell’uomo del Dopoguerra, ma soprattutto di questi ultimi, scellerati decenni.
Il letterato scozzese equipaggiato con una “finanziera” di lana merino bianca fornita di ampie tasche e cappello di paglia ad ampie falde per proteggersi dalla ferocia e dall’inclemenza dei raggi solari, ci restituisce il Cilento e il territorio più a Sud prima del turismo di ogni sorta di luminaria e invasione di barbari. Come Goethe ed altri illustri viaggiatori del Tour, Ramage, affida il portolano di questo viaggio alla carta e alla penna.
La prima impressione non poteva essere che di stupore”, scrive ammirando Pompei, poi Paestum, ma soprattutto la costa ancora incontaminata di Punta Licosa: “Non sono poi tanto schiavo della mania per le antichità da non riconoscere che un panorama, come quello che stavo ammirando, -Licosa-, non parli più eloquentemente al cuore e non abbia un influsso morale superiore a qualsiasi opera dell’uomo, per quanto magnifica.” La natura non può avere uguali; leggiamo queste pagine con immensa nostalgia e con l’attenzione e cura che vi hanno trasposto i due curatori.
L’itinerario porta a Paestum dove “il silenzio era assoluto; eppure mi trovavo al centro di quella che una volta era una popolosa città”. E poi Torchiara, Ascea, Pisciotta, Palinuro e Policastro. Costumi, alimentazione, accoglienza e “maniere cortesi”, ma anche la delinquenza e i germi della irrisolta Questione Meridionale. Poi, ancora, il paesaggio, la storia, il sublime, ma Ramage non dimentica lo scopo primario del suo viaggio: la ricerca linguistica. Nei pressi di Velia, la cui antica città verrà riscoperta oltre un secolo dopo, il letterato scozzese incontra un contadino: “Chiesi come si chiamassero quello che da noi vien detto “share” e mi rispose che si chiamava gomere; parola che deriva dal latino vomer.”
Un libro che ci porta alla riscoperta delle nostre radici più nobili e antiche.

Marcello Napoli

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