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creativi e autoproduzione

maggio 1st, 2015
IL CAFFÈ DEI MIRACOLI

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di Marcello Napoli –

FRANCO DI MARE – IL CAFFÈ DEI MIRACOLI

Bauci ovvero Positano e la commedia umana tra storture della politica e burocrazia e umanità.

Chi va a Bauci non riesce a vederla ed è arrivato. Ci si sale con scalette”, scrive Italo Calvino ne “Le città invisibili”. Bauci, ovvero Positano, è il palcoscenico del romanzo di Franco Di MareIl caffè dei miracoli”, edito da Rizzoli, 18 e.
Ma Bauci, con Filemone è anche una reminiscenza antica e importante della letteratura greca, cui Franco Di Mare non può non aver fatto riferimento: è il simbolo dell’ospitalità, il simbolo del tronco di quercia inossidabile frutto e nodo d’amore. Un’eco di memoria e di vissuto deve aver ispirato il noto e amato giornalista, testimone di guerre e di cronache, nel solco dei versi di Alfonso Gatto: “La meraviglia di essere nel saldo/ d’un costrutto felice, il copro caldo/ nelle pietra che verzica di sole. Un sogno dire queste case vere.”
A sconvolgere la vita del borgo della costiera amalfitana ci pensa una statua di Botero, la Maya tropical, con le sue forme procaci e nuda, esposta proprio di fronte alla porta principale della chiesa madre. Sacro e profano per iniziare la tenzone del racconto; un omaggio a Guareschi, ai suoi eroi, Peppone e don Camillo. Ma questa è solo una delle complicazioni del romanzo, tessito di fiaba e di ironia, scritto da Franco Di Mare. Alle preoccupazioni per i turbamenti dei fedeli e soprattutto della processione della santa patrona si aggiungono per don Enzo le dicerie degli untori del paese e il ritrovamento di una neonata proprio in grembo alla statua. Apriti cielo!
Sul sipario di Bauci-Positano cominciano ad alternarsi una donna dal profilo abbondante; sono Carmelina l’ortolana ed Elvira Neri, alto dirigente ministeriale. Hanno in comune la sensibilità dell’essere donna e la voglia di contribuire alla vita ed umanità del paese. Si contrappongono, per certi versi, a queste due donne dal volto e sensibilità umana il sindaco Rocco Casillo, ignorante e attaccato alla sua poltrona e il capo dell’opposizione, Alfio De Santis. Esilarante la radiografia del sindaco, preso dall’ansia e rimorsi di aver accettato il progetto di esporre quella statua di chiattona per il festival dell’arte: “Rimasto solo, Rocco Casillo si accese una Marlboro. Davide Ferrigno era l’assessore alla Cultura. Era lui che l’aveva infilato in quel casino, toccava a lui tiralo fuori. Ma poi – si chiese il sindaco succhiando la sigaretta – ‘sto Fernando Botero chi cazzo è?
Minimo comune denominatore di molti amministratori è l’ignoranza, il pressappochismo, consci solo dell’attaccamento alla propria poltrona e potere, e del detto di Quintiliano “Ubi amici ibi opes”, che tradotto vuol dire dove sono gli amici lì sono i denari.
Nel Caffè Arturo dal 1931, il caffè dove vorticano in parole e prendono forma bugie e miracoli, si concentrano inciuci e malelingue, “mah” e “si dice”; labili tracce che prendono la giusta direzione grazie al fiuto di Marco De Matteo, giornalista e al maresciallo Saverio Mannino. La commedia umana e ironica prende sentieri intricati e tornanti sotto le sferzanti parole di un professore frustato e rancoroso e tra le false piste di pizzini infilati tra le braccia della statua. Politica e inciuci, vendette e mancanza di collaborazione, bugie e ignoranza non impediscono il fiorire della verità, lo sbocciare di tenerezze come quelle tra Venanzio il netturbino e Carmelina, tra la funzionaria e il giornalista. Ma su tutto e tutti emerge il sentimento d’amore per la bimba, nominata Grace, frutto di primi acerbi approcci, prima celati con vergogna, poi accettati con gran dignità.
Franco Di Mare dopo i primi due corposi romanzi sullo scenario della guerra in Jugoslavia nel 1992 e tra la guerra di camorra e malaffare quotidiano a Napoli, ci regala un momento di riflessione con quel tono di ironia e finta leggerezza che non cela del tutto le magagne burocratiche, politiche, la mancanza di senso comune e res pubblica, ma che lascia e lancia un forte messaggio di speranza e di amore. Quell’amore che ha reso nei secoli, il nome di Bauci, e Filemone, simbolo e bandone dell’amore e dell’ospitalità.

Marcello Napoli

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