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creativi e autoproduzione

gennaio 15th, 2016
L’ULTIMO ARRIVATO

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di Marcello Napoli –

L’ULTIMO ARRIVATO DI MARCO BALZANO, PREMIO CAMPIELLO

“Pronti a tutte le partenze”; il verso di Ungaretti, l’impegno costante, le radici profonde della sua cultura e umanità, hanno portato Marco Balzano ad imporsi al Premio Campiello con il suo terzo romanzo “L’ultimo arrivato”, edito da Sellerio. E il segnale di un piccolo, ma significativo cambio di rotta: il romanzo torna ad impegnarsi per il sociale, alla ricerca di perché? Come è potuto succedere e chi ha scompigliato le carte del viver civile. Se il primo romanzo di Balzano “Il figlio del figlio”, edito da Avagliano, ha una rotta lirica e con pochi personaggi, il secondo, “Pronti a tutte le partenze”, è più ruvido e corale, con varie ambientazioni dal Sud al Nord. Sotto la lente d’ingrandimento dell’autore viene scandagliato il mondo precario della scuola; precari i professori, le speranze, il futuro. Precario questo mondo che “non siamo e non vogliamo”, tenendo stretta tra le mani mano la valigia delle speranze, delle certezze, dei desideri che sempre più si assottiglia e per la legge dei vasi comunicanti sempre più va a rimpinguare le certezze, gli agi, di alcuni. “L’ultimo arrivato” è la storia di Ninetto detto pelleossa; la storia d’Italia di cui scorgiamo i frutti nella realtà di oggi. E’ la voce di migliaia, milioni di emigrati dal Sud al Nord; una vecchia storia mai risolta, che si ripete a cicli e ondate, accentuata da un’Unità realizzata sulla carta, decisa da pochi sulla pelle e ossa di tanti. “Comunque non è che sono emigrato così, da un giorno all’altro. Non è che un picciriddu piglia e parte in quattro e quattr’otto. Prima mi hanno fatto venire a schifo tutte cose, ho collezionato litigate, digiuni, giornate di nervi impizzati, e solo dopo me ne sono andato via. Era la fine del ’59 e uno a quel’età preferirebbe sempre il suo paese anche se è un cesso e niente affatto quello dei balocchi.” Pelleossa ama la scuola, il suo maestro e i compiti: “Io le poesie le sapevo tutte a menadito e pigliavo sempre Lodevole.” E’ storia di oggi: non serve il Lodevole se non chini le spalle, ungi la lingua, stai al gioco di chi manovra il potere. Chi se ne frega se hai delle doti, sogni, speranze e qualità? A nove, dieci anni si spalanca davanti agli occhi di un bambino il teatro crudele e inimmaginabile della città, della metropoli e dei suoi ubriacanti, anestetizzanti ingranaggi; la storia si dispiega nella Milano di fine anni ‘50, ma potrebbe essere Torino, le industrie e miraggi nascenti. Il romanzo ha vinto il Premio Campiello; ha scritto Marco Belpoliti: “Balzano mostra come la letteratura sappia, e possa, parlare del mondo che ci circonda.” Pare poco, tra i vari Fabi Fazio e Volo, nel carosello dei media che sembrano non accorgersi, ignorare le vere radici della nostra storia. Con Ninetto pelleossa-Virgilio attraversiamo il purgatorio, l’inferno, il paradiso; poi ancora l’inferno e la speranza di risalita di palingenesi di 50 anni di vita italiana che spesso dimentichiamo e con essa, da dove veniamo, chi ha pagato il conto del Boom economico e che fine ha fatto la società agricola, le piccole e medie comunità. Il filo del romanzo è un invito al sano ricordo, al sapore di pane caldo e mozziconi consumati di candele, con la nostalgia di certi maestri di una poesia viva, emozionale ed emozionante, che vede frutti e le foglie e la loro danza di vita e non di morte. Lavoro, emigrazione, confronto generazionale, malinconia e ironia, ansia del futuro: “Certi giorni anche scrivere è meglio che vivere. Questo romanzo lo meditavo da anni e ci ho messo davvero l’anima per dare una voce a Ninetto e rendere storia la Storia”, rammenta l’autore, classe 1978. Balzano ha il dono, la grazia di scrivere di problemi della nostra società che facilmente dimentica, filtra, censura i sacrifici, la miseria, la cultura e la sostituisce con ben altri non-valori. Questo dono e passione per la poesia, lo ritroviamo come certe piante di capperi, violaciocche, gigli di Palinuro, apparentemente gracili, ma forti al vento che gonfia le pagine di evocazioni, riflessioni, suggestioni imprescindibili.

Marcello Napoli

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