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	<title>DESIGN ARTIGIANALE &#187; chi ne parla</title>
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		<title>LUCA BIGNARDI</title>
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		<pubDate>Sun, 14 Feb 2016 23:34:30 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[<p><a rel="nofollow" href="https://www.designartigianale.it/luca-bignardi-bigdesign-autoproduzione-riscatto-professionale/">LUCA BIGNARDI</a><br />
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<p>L&#8217;AUTOPRODUZIONE ANCHE COME OCCASIONE DI RISCATTO PROFESSIONALE Di questi tempi per il comparto industriale portare avanti progetti impegnativi finanziariamente è difficile e quando non ci si riesce, per giustificare delle défaillance, entrano in gioco anche delle componenti sociologiche e psicologiche. Nel mondo del design industriale tanti progettisti prima di scegliere l&#8217;autoproduzione hanno proposto le loro [&#8230;]</p>
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				<content:encoded><![CDATA[<p><a rel="nofollow" href="https://www.designartigianale.it/luca-bignardi-bigdesign-autoproduzione-riscatto-professionale/">LUCA BIGNARDI</a><br />
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<p style="font-size: 25px; text-align: left;"><span style="color: #003366;"><strong>L&#8217;AUTOPRODUZIONE ANCHE COME OCCASIONE DI RISCATTO PROFESSIONALE</strong></span></p>
<p style="text-align: justify;">Di questi tempi per il comparto <strong>industriale</strong> portare avanti progetti impegnativi finanziariamente è difficile e quando non ci si riesce, per giustificare delle défaillance, entrano in gioco anche delle componenti <strong>sociologiche</strong> e psicologiche.<br />
Nel mondo del design industriale tanti progettisti prima di scegliere l&#8217;<strong>autoproduzione</strong> hanno proposto le loro creazioni ad aziende blasonate e di respiro internazionale, che spesso sono alla ricerca di <strong>novità</strong>. Ma evidentemente solo in pochissimi sono riusciti nell&#8217;intento e tutto sommato è anche fisiologico e probabilmente “<strong>normale</strong>”. Ciò che non è normale la quantità e la qualità di motivazioni che certi manager usano per incorniciare il loro <strong>diniego</strong>, anche offensive e molto spesso incomprensibili. Un atteggiamento scorretto per non dover palesare l&#8217;indisponibilità economica per intraprendere un progetto produttivo di un designer <strong>sconosciuto</strong>. Un designer che ha voluto sottrarsi da questo strano giogo e ha scelto l&#8217;autoproduzione è <strong>Luca Bignardi</strong>, architetto, di Carpi (Modena), classe &#8217;80. Lo ha fatto con il brand BigDesign con il quale produce soprattutto elementi legati al light design (<a href="https://bigdesign.bigcartel.com/" target="_blank">il sito web di Luca</a>).</p>
<p><center><img class="aligncenter size-full wp-image-5811" src="https://www.designartigianale.it/wp-content/uploads/2016/02/Bignardi_prodotto.jpg" alt="Bignardi_prodotto" width="400" height="245" /></center></p>
<p style="text-align: justify;">Di Luca ci ha colpito la sua <strong>determinazione</strong> nella strada che ha intrapreso e la serenità con la quale la persegue, per conoscerlo più approfonditamente gli abbiamo chiesto di spiegarci questa sua scelta dell&#8217;autoproduzione: “stare a stretto contatto per diversi anni con persone che mettono sempre in <strong>discussione</strong> la tua capacità di lavoro, le tue idee e la tua competenza è davvero <strong>snervante</strong>, arrivi praticamente a crederci ma per fortuna ho avuto la forza di credere in me stesso e provarci. Quello che cerco di fare è cambiare il punto di vista delle cose in una <strong>società</strong> il più delle volte standardizzata. Ho voglia di mettermi in discussione!”<br />
Ovviamente non è stata una passeggiata e come tante altre esperienze di autoproduzione è facilmente <strong>comprensibile</strong> che se non ci si mette tutta la benzina che si ha dentro non è scontato che si arrivi ad un <strong>risultato</strong> che può portare ad una svolta imprenditoriale vincente. Ma Luca ha le idee veramente chiare ed è consapevole della scelta che ha intrapreso: “adoro essere un designer ma al tempo stesso un artigiano. Lo “<strong>sporcarsi le mani</strong>” è fondamentale per trasmettere al cliente finale la fatica, la gioia e la passione per questo lavoro meraviglioso. Non ci sono intermediari: io sono progettista – produttore – venditore – consumatore.”</p>
<p><strong>Angelo Soldani</strong></p>
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		<title>LICIA MARTELLI</title>
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		<pubDate>Sun, 14 Feb 2016 23:33:01 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[<p><a rel="nofollow" href="https://www.designartigianale.it/licia-martelli-milano-autoproduzione-ceramica/">LICIA MARTELLI</a><br />
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<p>DESIGNER AUTOPRODUTTORE DALLA MODA ALLA FIABA Laureata al Politecnico di Milano, con una tesi di progettazione del paesaggio a scala territoriale. Inizia la sua attività professionale come paesaggista e architetto d’interni. Sembra una strada già tracciata quando Licia si incontra con la ceramica&#8230; ed è subito amore! Inizia prima a produrre pezzi unici pensati ad [&#8230;]</p>
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				<content:encoded><![CDATA[<p><a rel="nofollow" href="https://www.designartigianale.it/licia-martelli-milano-autoproduzione-ceramica/">LICIA MARTELLI</a><br />
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<p style="font-size: 25px; text-align: left;"><span style="color: #003366;"><strong>DESIGNER AUTOPRODUTTORE DALLA MODA ALLA FIABA</strong></span></p>
<p style="text-align: justify;">Laureata al Politecnico di Milano, con una tesi di progettazione del paesaggio a scala territoriale. Inizia la sua attività professionale come paesaggista e architetto d’interni. Sembra una strada già tracciata quando <strong>Licia</strong> si incontra con la ceramica&#8230; ed è subito amore! Inizia prima a produrre pezzi unici pensati ad hoc per i suoi paesaggi e i singoli interventi di interni, affiancando anche il lavoro di consulente per <strong>imprese artigiane</strong> che trattano questo materiale. Un giorno poi, si rende conto di poter produrre in piccole serie e diventa autoproduttrice. Dal 2000 infatti, comincia lo studio per <strong>oggetti ripetibili</strong>, oggetti che mantengono le caratteristiche di leggerezza della materia ed hanno allo stesso tempo il “sapore” del “<strong>fatto a mano</strong>” nella migliore tradizione dell’artigianato artistico, con forme adatte all’abitare contemporaneo. Questa ricerca è realizzata nella collezione “Lilli Primavera garden collection”, che ha un approccio trasversale ai mondi del <strong>design</strong> della moda e della fiaba, senza mai allontanarsi dalla passione per il paesaggio (<a href="https://www.liciamartelli.com" target="_blank">il sito web di Licia</a>).</p>
<p><center><img class="aligncenter size-full wp-image-5798" src="https://www.designartigianale.it/wp-content/uploads/2016/02/Martelli_prodotto.jpg" alt="Martelli_prodotto" width="400" height="176" /></center>Parlando con Licia dell&#8217;<strong>autoproduzione</strong>, abbiamo affrontato temi attuali e forti riguardanti la realtà che i designer stanno affrontando in questi tempi di crisi, mettendo in luce aspetti interessanti del mondo dell&#8217; <strong>imprenditoria</strong> italiana. Licia infatti lavora da anni anche per piccole e medie imprese che operano nel settore della ceramica e mi racconta appunto quanto i brand meno noti abbiano accusato il colpo della contrazione del <strong>mercato</strong> da una parte, ma anche quanta poca capacità abbiano a poter rinnovare i loro prodotti affidandosi ad un professionista. I grandi marchi storici del design sanno valorizzare la cultura <strong>progettuale</strong>, mentre i più piccoli ancora non si rendono conto, o non ne conoscono le modalità, avrebbero necessità di interfacciarsi con il designer, capace di realizzare una crescita in termini di qualità caratteristica principale del<strong> made in Italy</strong>. Ecco in poche parole perchè Licia si sia dedicata all&#8217;autoproduzione, non solo come <strong>liberazione</strong> dal vincolo creativo, non a caso il suo brand si chiama Ceramiche Libere!, ma sopratutto e molto pragmaticamente, come sbocco professionale.<br />
L’attività di Licia Martelli è monitorata fin dai suoi esordi dalla stampa nazionale ed <strong>internazionale</strong>, una selezione della rassegna stampa è pubblicata sul suo sito e sulla pagina fb ‘CERAMICHE LIBERE!’</p>
<p><strong><a href="https://www.designartigianale.it/alessandra-corsi/">Alessandra Corsi</a></strong></p>
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		<title>LORELLA POZZI</title>
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		<pubDate>Sun, 14 Feb 2016 23:31:59 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[admin]]></dc:creator>
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		<description><![CDATA[<p><a rel="nofollow" href="https://www.designartigianale.it/lorella-pozzi-autoproduzione-supporto-collaborazione-competenze-mercato/">LORELLA POZZI</a><br />
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<p>SENZA SUPPORTO IL DESIGNER NON RIESCE A DIVENTARE IMPRENDITORE CON L&#8217;AUTOPRODUZIONE Se la perfezione non fosse una chimera, non avrebbe tanto successo. (Honoré de Balzac) E lo sa bene Lorella Pozzi che mi pone diverse questioni legate all&#8217;autoproduzione; partendo proprio dallo storytelling, cifra distintiva del giornale e banco di prova comunicativo per gli intervistati. Possibile [&#8230;]</p>
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				<content:encoded><![CDATA[<p><a rel="nofollow" href="https://www.designartigianale.it/lorella-pozzi-autoproduzione-supporto-collaborazione-competenze-mercato/">LORELLA POZZI</a><br />
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<p style="font-size: 25px; text-align: left;"><span style="color: #003366;"><strong>SENZA SUPPORTO IL DESIGNER NON RIESCE A DIVENTARE IMPRENDITORE CON L&#8217;AUTOPRODUZIONE</strong></span></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Se la perfezione non fosse una chimera, non avrebbe tanto successo.<br />
(Honoré de Balzac)</strong></p>
<p style="text-align: justify;">E lo sa bene <strong>Lorella Pozzi</strong> che mi pone diverse questioni legate all&#8217;autoproduzione; partendo proprio dallo storytelling, cifra distintiva del giornale e banco di prova comunicativo per gli intervistati.<br />
Possibile che l&#8217;autoproduttore debba saper <strong>fare tutto</strong>? Realizzare un prodotto eccellente, interessarsi alle dinamiche del <strong>mercato finanziario</strong>, per la sua distribuzione, e proporlo nella maniera adeguata, sottintendendo una capacità oratoria mediamente superiore alla media, un uso disinvolto dei <strong>linguaggi visivi</strong> moderni e, ovviamente, un&#8217;approfondita conoscenza del web?<br />
Il processo di progettazione già implica in sè le ben note fasi dell&#8217;<strong>ozio</strong>, talvolta frustrante, pre-creativo accompagnato da una leggera depressione che scompare nel momento in cui si <strong>concretizza</strong> materialmente l&#8217;idea; caricarlo di mille competenze non sempre garantisce la qualità al prodotto finito.<br />
Addensare in un sol corpo mille mestieri, quasi un involontario inno al <strong>multitasking</strong> a tutti i costi, invece di dare vita alla figura professionale dell&#8217;<strong>autoproduttore</strong> consapevole, potrebbe creargli una crisi d&#8217;identità.<br />
In un mercato potenzialmente infinito, dove un&#8217;invisibile <strong>battaglia</strong> all&#8217;ultimo dettaglio definisce il tono dello scontro, non è la cura estrema di alcuni particolari, ora fondamentali come il <strong>packaging</strong>, a sancire il successo dell&#8217;impresa?<br />
E&#8217; vero, forse non basta. Sarebbe opportuno creare una filiera produttiva che risponda ai bisogni sempre più articolati dei <strong>clienti</strong>, dove i singoli non si sostituiscono ai più, ma collaborino incrociando saperi, capacità ed <strong>esperienze</strong> per dar luogo a piattaforme polifunzionali, che potrebbero risultare utili per valorizzare la sezione dei così détti &#8220;prodotti di nicchia&#8221;.<br />
Altro aspetto interessante riguarda la reperibilità delle materie prime italiane, il <strong>km 0</strong> diviene una sfida inattuabile, nella maggior parte dei casi, per gli enormi quantitativi di spesa che le aziende richiedono e le composizioni chimiche che mutano spessissimo, diminuendo la <strong>pregevolezza</strong> della merce acquisita.</p>
<p><center><img class="aligncenter size-full wp-image-5805" src="https://www.designartigianale.it/wp-content/uploads/2016/02/Pozzi_prodotto.jpg" alt="Pozzi_prodotto" width="400" height="315" /></center>Un dato così rilevante può davvero compromettere chi lavora la ceramica o affini come la <strong>Pozzi</strong>, che riflette su come uno Stato in cui non si prevedono misure di natura legislativa e fiscale per tutelare gli autoproduttori, questi oltre a numerose abilità <strong>tecnico-cognitive</strong>, devono possedere un inguaribile ottimismo, accrescere l&#8217;autostima, e mettere a frutto la propria<strong> indipendenza</strong>, perché per ora possono fare affidamento solo su se stessi (<a href="https://lorellapozzi.tumblr.com/" target="_blank">info sulla produzione di Lorella</a>).<br />
D&#8217;altronde tutta questa serie di limiti può, in una certa misura, fornire gli <strong>stimoli</strong> necessari per perpetuare la propria ricerca interiore, non pregiudicare il lavoro a causa delle circostanze sfavorevoli, e beneficiare maggiormente dell&#8217;opera compiuta, amandola se possibile ancor di più.</p>
<p><strong><a href="https://www.designartigianale.it/sabrina-de-mercurio/">Sabrina De Mercurio</a></strong></p>
<p><a rel="nofollow" href="https://www.designartigianale.it/lorella-pozzi-autoproduzione-supporto-collaborazione-competenze-mercato/">LORELLA POZZI</a><br />
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		<title>CESARE CATENA</title>
		<link>https://www.designartigianale.it/cesare-catena-officine-design-autoprodotto-recupero/</link>
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		<pubDate>Sun, 31 Jan 2016 23:01:12 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[admin]]></dc:creator>
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		<description><![CDATA[<p><a rel="nofollow" href="https://www.designartigianale.it/cesare-catena-officine-design-autoprodotto-recupero/">CESARE CATENA</a><br />
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<p>IL DESIGN L&#8217;AUTOPRODUZIONE E LA MEMORIA Gli elementi di design oltre a essere frutto di una filiera produttiva con una serialità, che per l&#8217;autoproduzione spesso è limitata, devono svolgere anche una funzione ma non per questo sono esonerati dal veicolare un significato o una memoria. Per il significato c&#8217;è poco da specificare ma per la [&#8230;]</p>
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				<content:encoded><![CDATA[<p><a rel="nofollow" href="https://www.designartigianale.it/cesare-catena-officine-design-autoprodotto-recupero/">CESARE CATENA</a><br />
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<p style="font-size: 25px; text-align: left;"><span style="color: #003366;"><strong>IL DESIGN L&#8217;AUTOPRODUZIONE E LA MEMORIA</strong></span></p>
<p style="text-align: justify;">Gli elementi di design oltre a essere frutto di una filiera produttiva con una <strong>serialità</strong>, che per l&#8217;autoproduzione spesso è limitata, devono svolgere anche una <strong>funzione</strong> ma non per questo sono esonerati dal veicolare un <strong>significato</strong> o una <strong>memoria</strong>. Per il significato c&#8217;è poco da specificare ma per la memoria, oltre al recupero di citazioni del passato c&#8217;è la componente <strong>materica</strong> che può giocare un ruolo interessante: in particolar modo i rivestimenti e le finiture o per meglio dire la <strong>pelle</strong> dell&#8217;oggetto. Proprio su questo campo c&#8217;è una demarcazione significativa tra il design industriale e l&#8217;<strong>autoproduzione</strong> perché alcune lavorazioni che utilizzano materiali di recupero, per l&#8217;industria sono complesse e a volte impossibili mentre per l&#8217;autoproduzione sono un&#8217;<strong>opportunità</strong>. E&#8217; il caso di <strong>Cesare Catena</strong>, torinese, classe &#8217;69 designer e autoproduttore che con il suo brand <strong>Officine Catena</strong> utilizza materiali di recupero che smembra e riassembla per le sue creazioni. Il materiale di recupero non è determinante per dare uno scopo all&#8217;oggetto ma è utilizzato come componente anche estetico per completarlo. D&#8217;altronde nel design l&#8217;<strong>ingegnerizzazione</strong> dell&#8217;oggetto è una peculiarità forte pertanto quando si introduce nella produzione il materiale di <strong>recupero</strong> diventa prioritario non svilire questa esigenza cadendo nel pezzo unico o nel pezzo artistico. Ma Cesare questo lo fa molto bene facendo convivere le sue diverse anime di <strong>designer,</strong> architetto e artigiano e tutto questo lo si può cogliere nella sua produzione (<a href="https://www.internocortile.it/portfolio/cesare-catena/" target="_blank">gli oggetti di Cesare</a>).</p>
<p><center><img class="aligncenter size-full wp-image-5756" src="https://www.designartigianale.it/wp-content/uploads/2016/01/Catena_oggetto.jpg" alt="Catena_oggetto" width="400" height="231" /></center></p>
<p style="text-align: justify;">Gli abbiamo chiesto di farci entrare nel sue processo creativo: “perseguo la mia <strong>passione</strong> per l&#8217;arredo e l&#8217;interior design utilizzando materiali recuperati , legno, ferro, juta, cemento e altro. Ogni progetto nasce dalla <strong>rilettura</strong> di codici estetici consolidati al fine di proporre oggetti innovativi, concreti e rispettosi dell&#8217;<strong>ambiente</strong> e sono escluse dal processo produttivo lavorazioni e finiture invasive così che la bellezza intrinseca dei materiali affiora in superficie.”</p>
<p><strong>Angelo Soldani</strong></p>
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		<title>ANITA TROTTA</title>
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		<pubDate>Sun, 31 Jan 2016 23:00:44 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[admin]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[chi ne parla]]></category>
		<category><![CDATA[uscite]]></category>

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		<description><![CDATA[<p><a rel="nofollow" href="https://www.designartigianale.it/anita-trotta-arte-design-benevento-architetto-autoproduzione/">ANITA TROTTA</a><br />
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<p>LE DECLINAZIONI DELL&#8217;AUTOPRODUZIONE Ogni materia mostra la sua struttura. (Fantasia 1977, B.Munari) Rispetto alla riflessione di Munari, non fa eccezione la materia umana, come nel caso di Anita Trotta, architetta beneventana, che con estremo candore mostra il suo più intimo legame col design. Cominciando dalla sua formazione alla facoltà di architettura di Napoli, racconta come [&#8230;]</p>
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				<content:encoded><![CDATA[<p><a rel="nofollow" href="https://www.designartigianale.it/anita-trotta-arte-design-benevento-architetto-autoproduzione/">ANITA TROTTA</a><br />
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<p style="font-size: 25px; text-align: left;"><span style="color: #003366;"><strong>LE DECLINAZIONI DELL&#8217;AUTOPRODUZIONE</strong></span></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Ogni materia mostra la sua struttura.</strong> (Fantasia 1977, B.Munari)</p>
<p style="text-align: justify;">Rispetto alla riflessione di <strong>Munari</strong>, non fa eccezione la materia umana, come nel caso di <strong>Anita Trotta</strong>, architetta beneventana, che con estremo candore mostra il suo più intimo legame col <strong>design</strong>.<br />
Cominciando dalla sua formazione alla facoltà di architettura di <strong>Napoli</strong>, racconta come per lei la sfera emotiva incida sulla progettazione, non che l&#8217;ispirazione di per sè sia sufficiente alla realizzazione di un prodotto, ma la sua validità è strettamente connessa alla capacità di esprimere sentimenti.<br />
Difatti nelle <strong>opere</strong> della Trotta i colori caldi e le forme sinuose dichiarano gioia, passione, ironia ed eccentricità, difficilmente replicabili con la <strong>meccanizzazione</strong> richiesta dalla produzione per le grandi aziende (<a href="https://www.anitatrotta.com/" target="_blank">il sito web di Anita</a>).<br />
D&#8217;altro canto è l&#8217;oggetto stesso che denuncia la sua unicità, i dettagli riconducono alla personalità dell&#8217;autore con dedizione e affetto, una sorta di risposta alle attenzioni che la designer ha immesso nel <strong>processo creativo</strong>.<br />
In questa fluida comunicazione si crea una differenza sostanziale fra sapere artigianale ed industriale, ove il primo fa <strong>emergere</strong> l&#8217;esclusività del rapporto fra l&#8217;attante ed il lavoro compiuto, il secondo interpone nel processo d&#8217;esecuzione una serie di volontà intermediarie, che rispondono a esigenze altre dall&#8217;artefice dell&#8217;<strong>idea</strong>.<br />
In quest&#8217;ottica l&#8217;<strong>autoproduzione</strong> ha l&#8217;incredibile privilegio ed onere di esprimere e diffondere direttamente il proprio pensiero, senza logiche estranee allo spirito iniziale con cui si afferma, quasi un manifesto dell&#8217;onestà intellettuale, e mi permetto di aggiungere: <strong>emozionale</strong>.</p>
<p><strong><a href="https://www.designartigianale.it/sabrina-de-mercurio/">Sabrina De Mercurio</a></strong></p>
<p><a rel="nofollow" href="https://www.designartigianale.it/anita-trotta-arte-design-benevento-architetto-autoproduzione/">ANITA TROTTA</a><br />
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		<title>GUMDESIGN E LA CASA DI PIETRA</title>
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		<pubDate>Fri, 15 Jan 2016 00:02:32 +0000</pubDate>
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<p>PROVE TECNICHE DI AUTOPRODUZIONE Ma design artigianale è artigianato? Evidentemente no e per contrappunto la Treccani definisce: “disegno industriale, progettazione di oggetti destinati a essere prodotti industrialmente, cioè tramite macchine e in serie”, pertanto se tanto mi da tanto il design artigianale comprende quegli oggetti che vengono realizzati dalla filiera artigianale e quindi in piccola [&#8230;]</p>
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<p style="font-size: 25px; text-align: left;"><span style="color: #003366;"><strong>PROVE TECNICHE DI AUTOPRODUZIONE</strong></span></p>
<p style="text-align: justify;">Ma design artigianale è artigianato? Evidentemente no e per contrappunto la Treccani definisce: “<strong>disegno industriale</strong>, progettazione di oggetti destinati a essere prodotti industrialmente, cioè tramite macchine e in serie”, pertanto se tanto mi da tanto il <strong>design artigianale</strong> comprende quegli oggetti che vengono realizzati dalla filiera artigianale e quindi in piccola serie. Ma sempre di design si tratta. Quindi è artigianato? <strong>Nooooooooo!</strong> Quindi se un designer sviluppa un prodotto e lo ingegnerizza per poterlo realizzare con l&#8217;ausilio di maestri artigiani in modo che se ne possa realizzare una serie e poi lo commercializza con il proprio brand è <strong>autoproduzione</strong>? Si! Non proprio come era stata pensata negli anni &#8217;70 ma sicuramente è la mutazione del designer da progettista ad imprenditore.<br />
Un brand che mette assieme in modo interessante le parole design, artigianale e autoproduzione è <strong>GumDesign</strong> di <strong>Laura Fiaschi</strong>, classe &#8217;77 e <strong>Gabriele Pardi</strong>, classe 66, entrambe toscani. Laura e Gabriele hanno declinato il design in molteplici modalità dalla grafica alla produzione industriale passando per l&#8217;organizzazione di eventi per promuovere il design ma hanno concentrato il loro impegno nell&#8217;ultimissimo periodo nell&#8217;<strong>autoproduzione</strong> con una formula articolata ma interessante. Autoproducono design sia con GumDesign sia con<strong> La Casa di Pietra</strong> usando come discriminante evidentemente il <strong>materiale</strong>, che per il secondo brand è la pietra, che caratterizza il loro territorio di provenienza (<a href="https://www.lacasadipietra.eu/" target="_blank">il sito web</a>).</p>
<p><center><img src="https://www.designartigianale.it/wp-content/uploads/2016/01/gumdesign_prodotto.jpg" alt="gumdesign_prodotto" width="400" height="310" class="aligncenter size-full wp-image-5692" /></center></p>
<p style="text-align: justify;">Comunque l&#8217;aspetto che vogliamo segnalare è che con entrambe i marchi Gabriele e Laura legano fortemente l&#8217;oggetto progettato all&#8217;artigiano che lo realizza per coinvolgerlo non soltanto per la sua realizzazione ma anche nella <strong>promozione</strong>. Una scelta che non sa solo di opportunità di maggiori vendite ma anche come forma di visibilità e di crescita dell&#8217;artigiano che in questo modo non si chiude nella sua condizione di <strong>esecutore</strong> ma tende a sua volta a diventare <strong>cooproduttore</strong> senza, però, che il designer ne resti fuori. A loro modo Gabriele e Laura provano a ridisegnare lo scenario lasciato vacante dal design industriale invertendo ruolo e peso dei <strong>protagonisti</strong>. E&#8217; un esperimento che vogliamo monitorare perché potrebbe riservare delle belle sorprese.</p>
<p><strong>Angelo Soldani</strong></p>
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		<title>GIOVANNI DAL CIN</title>
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		<pubDate>Fri, 15 Jan 2016 00:00:39 +0000</pubDate>
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<p>FARE AUTOPRODUZIONE RECUPERANDO LA TESTIMONIANZA INDUSTRIALE Tra le molteplici declinazioni del design autoprodotto il filone del riuso non è quello più perseguito ma sicuramente è di interesse di alcuni designer. Può aver a che fare con la tematica del rispetto dell&#8217;ambiente o semplicemente perché è più semplice ed economico reperire forme forme o materiali utilizzati [&#8230;]</p>
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<p style="font-size: 25px; text-align: left;"><span style="color: #003366;"><strong>FARE AUTOPRODUZIONE RECUPERANDO LA TESTIMONIANZA INDUSTRIALE</strong></span></p>
<p style="text-align: justify;">Tra le molteplici declinazioni del design autoprodotto il filone del <strong>riuso</strong> non è quello più perseguito ma sicuramente è di interesse di alcuni designer. Può aver a che fare con la tematica del rispetto dell&#8217;<strong>ambiente</strong> o semplicemente perché è più semplice ed economico reperire forme forme o materiali utilizzati per altri scopi. C&#8217;è anche una dimensione di questo fenomeno che ha più aderenza con la necessità di non <strong>disperdere</strong> degli elementi di design industriali desueti o depauperati che se non <strong>recuperati</strong> se ne perde la memoria. Oggetti che tante volte sono ancora in produzione ma aggiornati nella forma e nei materiali agli usi e alle <strong>tendenze</strong> contemporanee. Un designer che da poco si è avvicinato all&#8217;autoproduzione e che ingegnerizza nuovi oggetti partendo proprio da oggetti industriali dismessi è <strong>Giovanni Dal Cin</strong> Architetto, libero professionista, classe &#8217;67. Vive e lavora a <strong>Varese</strong> dove dal 2001 svolge l&#8217; attività di progettista, con particolare attenzione ai temi del riuso, della prefabbricazione in legno, dell&#8217;architettura naturale e della qualità dell&#8217;abitare.</p>
<p><center><img class="aligncenter size-full wp-image-5703" src="https://www.designartigianale.it/wp-content/uploads/2016/01/dalcin_prodotto.jpg" alt="dalcin_prodotto" width="400" height="254" /></center></p>
<p style="text-align: justify;">Nell&#8217;ultimo periodo si è avvicinato all&#8217;autoproduzione progettando e realizzando oggetti di design utilizzando materiali di recupero. Infatti dal 2014 ha avviato il progetto <strong>WilDesignArt</strong> (<a href="https://www.facebook.com/giovanni.dalcin.5/photos_all" target="_blank">vedi la sua produzione</a>), in particolare attraverso l’autoproduzione di lampade e installazioni luminose in <strong>piccola serie</strong>. Utilizza elementi di design industriale di recupero, elementi provenienti da demolizionio vecchi attrezzi da lavoro, trovandogli una nuova funzione, senza comunque rinunciare alle loro caratteristiche peculiari completandoli con <strong>tecnologia led</strong>. A Giovanni abbiamo chiesto perché ha scelto di creare un brand di <strong>autoproduzione</strong> rivisitando elementi realizzati da produzioni industriali: “uso spesso testimonianze di scarti di processi industriali, mi piace ripensarli con nuove funzioni, ridando loro dignità e valore attraverso un riuso creativo. Partendo sempre dal concetto di <strong>upcycling</strong>, mi affascina l’idea di recuperarne la forma e la Materia, contaminarli tra loro o con l’aggiunta di elementi nuovi, e assemblarli a secco con sistemi meccanici, senza l’uso di colle, con un’attenzione particolare anche alla loro futura <strong>ri-dismissione</strong>”</p>
<p><strong>Angelo Soldani</strong></p>
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		<title>M&#8217;ILLUMINO D&#8217;IMMENSO</title>
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		<pubDate>Fri, 15 Jan 2016 00:00:09 +0000</pubDate>
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<p>UN CONCORSO PER PROMUOVERE IL PROPRIO BRAND Negli ultimi anni l&#8217;autoproduzione sta occupando sempre più spazi nel mondo del design, sia in termini qualitativi che quantitativi, portando sempre di più i designer ad affinare il loro modo di fare impresa, di comunicare il proprio brand e di conseguenza i prodotti. Quello che sta accadendo ha [&#8230;]</p>
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<p style="font-size: 25px; text-align: left;"><span style="color: #003366;"><strong>UN CONCORSO PER PROMUOVERE IL PROPRIO BRAND</strong></span></p>
<p style="text-align: justify;">Negli ultimi anni l&#8217;<strong>autoproduzione</strong> sta occupando sempre più spazi nel mondo del design, sia in termini qualitativi che quantitativi, portando sempre di più i designer ad affinare il loro modo di fare <strong>impresa</strong>, di comunicare il proprio brand e di conseguenza i <strong>prodotti</strong>. Quello che sta accadendo ha dello straordinario, sta nascendo quello che io chiamo il “nuovo marketing” che fonda le radici nella capacità di investire in capitale <strong>culturale</strong>, ovvero nei contenuti, piuttosto che in enormi somme di denaro. Gli autoproduttori, per loro natura, sono per lo più piccole imprese e posso contare soprattutto sulla loro capacità creativa nel comunicare il loro brand.<br />
E&#8217; questo il caso del concorso “<strong>M&#8217;illumino d&#8217;immenso</strong>”(<a href="https://www.artfrigo.com/libropreferito/" target="_blank">vai al sito del concorso</a>) bandito da <strong>ArtFrigò</strong>, brand di Piero Cortese e Marta Bassotto. L&#8217;idea è partita dalla necessità di dare visibilità a un prodotto di design personalizzabile denominato “<strong>lampada libro</strong>”, assolutamente nuovo e sconosciuto, ma che nessuno cerca su internet con questo nome. La ratio del <strong>concorso</strong> è proprio quella di cercare di far incrociare il target di riferimento, quello dei lettori, nei luoghi &#8211; come le librerie ma non solo &#8211; frequentati da un pubblico specifico. L&#8217;approccio del concorso di offrire una <strong>opportunità</strong>, anziché di proporre qualcosa in vendita è risultato essere ben accetto, in particolare dai <strong>librai</strong> contattati in tutti Italia, alcuni dei quali hanno mostrato interesse e disponibilità anche alla vendita dello stesso prodotto.<br />
Ecco un esempio concreto di come il “<strong>nuovo marketing</strong>” si stia facendo strada … Aveva proprio ragione <strong>Rodrigo Rodriguez</strong> quando parlava di auto-imprenditori!</p>
<p><strong><a href="https://www.designartigianale.it/giovanni-di-vito/">Giovanni Di Vito</a></strong></p>
<p><a rel="nofollow" href="https://www.designartigianale.it/millumino-dimmenso-art-frigo-concorso-lampada-libro/">M&#8217;ILLUMINO D&#8217;IMMENSO</a><br />
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		<title>BENNO SIMMA</title>
		<link>https://www.designartigianale.it/benno-simma-designer-architetto-musicista-autoproduzione-bolzano/</link>
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		<pubDate>Sat, 02 Jan 2016 00:06:23 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[<p><a rel="nofollow" href="https://www.designartigianale.it/benno-simma-designer-architetto-musicista-autoproduzione-bolzano/">BENNO SIMMA</a><br />
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<p>DA CARLO SCARPA ALL&#8217;AUTOPRODUZIONE “L&#8217;arte è ricerca continua, assimilazione delle esperienze passate, aggiunta di esperienze nuove, nella forma, nel contenuto, nella materia, nella tecnica, nei mezzi” (da Munari 80) Benno Simma è un artista, nel senso più generoso del termine. Parla di sé con estrema umiltà e ironia, sicuro di un grande bagaglio esperienziale che [&#8230;]</p>
<p><a rel="nofollow" href="https://www.designartigianale.it/benno-simma-designer-architetto-musicista-autoproduzione-bolzano/">BENNO SIMMA</a><br />
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				<content:encoded><![CDATA[<p><a rel="nofollow" href="https://www.designartigianale.it/benno-simma-designer-architetto-musicista-autoproduzione-bolzano/">BENNO SIMMA</a><br />
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<p style="font-size: 25px; text-align: left;"><span style="color: #003366;"><strong>DA CARLO SCARPA ALL&#8217;AUTOPRODUZIONE</strong></span></p>
<p style="text-align: justify;">“<strong>L&#8217;arte è ricerca continua, assimilazione delle esperienze passate, aggiunta di esperienze nuove, nella forma, nel contenuto, nella materia, nella tecnica, nei mezzi” (da Munari 80)</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Benno Simma</strong> è un artista, nel senso più generoso del termine. Parla di sé con estrema umiltà e ironia, sicuro di un grande bagaglio esperienziale che solo i grandi personaggi possono aver accumulato nel tempo.<br />
Laureatosi nel 1973 all&#8217;<strong>IUAV</strong> con <strong>Carlo Scarpa</strong>, apre un proprio studio di grafica e designer del prodotto a <strong>Bolzano</strong>, per poi collaborare con Carlo Piva, Charles Jourdan, Wittman, De Sede, Agnona e altri ancora; negli anni si susseguono inoltre gli incarichi in qualità di docente presso l&#8217;Università di Innsbruck, e come <strong>direttore</strong> dell&#8217;Istituto di Design di Roma.<br />
Forte di un percorso formativo ricco di incontri con i sommi <strong>maestri</strong> del design del XX secolo, decide comunque di affrontare un iter alternativo, accantonando l&#8217;ipotesi di un comodo ufficio di progettazione all&#8217;interno di un&#8217;azienda affermata, pur avendone tutte le possibilità, e dedicandosi all&#8217;<strong>autoproduzione</strong>.<br />
Non è una scelta tattica, è frutto di un&#8217;esigenza profonda, di un animo che ricerca il bello, sempre e comunque, credendo che per crearlo occorra vederlo nascere, seguirne i<strong> primi passi</strong> fino a quando non troverà un cliente capace di percepirne il giusto valore. Deve scattare quella scintilla fra il designer e il <strong>consumer</strong>, una conditio sine qua non, propria della carriera dell&#8217;architetto bolzanino: senza sentimento ed entusiasmo non si può creare, si produce (<a href="https://www.bennosimma.com/it/home.html" target="_blank">il sito web di Benno</a>).</p>
<p><center><img class="aligncenter size-full wp-image-5641" src="https://www.designartigianale.it/wp-content/uploads/2016/01/Simma_prodotto.jpg" alt="Simma_prodotto" width="400" height="426" /></center></p>
<p style="text-align: justify;">È necessario quello scarto emotivo per dare vita a un oggetto speciale che faccia fermare le persone nel marasma di una fiera ed esclamare: &#8220;Ecco cosa stavo cercando, finalmente l&#8217;ho trovato!&#8221;.<br />
Da e per quell&#8217;attimo di empatia, si può lavorare una vita intera, sperando di rinnovare costantemente la capacità di generare pathos in chi guarda la tua opera, e Benno Simma ha questo dono inesauribile. Non c&#8217;è nessuno che oltrepassi le sue esposizioni: ci si ferma e poi ci si lascia trasportare.</p>
<p><strong><a href="https://www.designartigianale.it/sabrina-de-mercurio/">Sabrina De Mercurio</a></strong></p>
<p><a rel="nofollow" href="https://www.designartigianale.it/benno-simma-designer-architetto-musicista-autoproduzione-bolzano/">BENNO SIMMA</a><br />
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		<title>SERGIO CATALANO</title>
		<link>https://www.designartigianale.it/sergio-catalano-join-lamp-lampade-autoproduzione-sostenibile/</link>
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		<pubDate>Sat, 02 Jan 2016 00:05:21 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[admin]]></dc:creator>
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		<description><![CDATA[<p><a rel="nofollow" href="https://www.designartigianale.it/sergio-catalano-join-lamp-lampade-autoproduzione-sostenibile/">SERGIO CATALANO</a><br />
<a rel="nofollow" href="https://www.designartigianale.it">DESIGN ARTIGIANALE</a>.</p>
<p>SOSTENIBILITÀ E FRUIZIONE CONSAPEVOLE PER TUTTI CON L&#8217;AUTOPRODUZIONE DI JOIN-LAMP Oggi più che mai nel mondo del design c&#8217;è confusione che la moda e le tendenze hanno contribuito a complicare, un condizione che non ci aiuta affatto a comprendere il mondo dell&#8217;autoproduzione. Una delle ripercussioni che ha prodotto questa condizione è la modifica del nostro [&#8230;]</p>
<p><a rel="nofollow" href="https://www.designartigianale.it/sergio-catalano-join-lamp-lampade-autoproduzione-sostenibile/">SERGIO CATALANO</a><br />
<a rel="nofollow" href="https://www.designartigianale.it">DESIGN ARTIGIANALE</a>.</p>
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				<content:encoded><![CDATA[<p><a rel="nofollow" href="https://www.designartigianale.it/sergio-catalano-join-lamp-lampade-autoproduzione-sostenibile/">SERGIO CATALANO</a><br />
<a rel="nofollow" href="https://www.designartigianale.it">DESIGN ARTIGIANALE</a>.</p>
<p style="font-size: 25px; text-align: left;"><span style="color: #003366;"><strong>SOSTENIBILITÀ E FRUIZIONE CONSAPEVOLE PER TUTTI CON L&#8217;AUTOPRODUZIONE DI JOIN-LAMP</strong></span></p>
<p style="text-align: justify;">Oggi più che mai nel mondo del design c&#8217;è confusione che la moda e le tendenze hanno contribuito a complicare, un condizione che non ci aiuta affatto a comprendere il mondo dell&#8217;<strong>autoproduzione</strong>. Una delle ripercussioni che ha prodotto questa condizione è la modifica del nostro linguaggio o come direbbe <strong>Eco</strong>, del significato e del significante. Ma il design ha delle regole ben precise e noi italiani lo abbiamo sempre saputo e se poi il prodotto viene realizzato con <strong>tecnologie</strong> industriali o artigianali poco importa sempre design è, ma non arte, non artigianato, non moda. Con <strong>Sergio Catalano</strong> il rischio di fare confusione non c&#8217;è, classe &#8217;97, nato a <strong>Scafati</strong>, architetto, studioso e docente di design, membro ADI, i suoi maestri: <strong>Ludwig Mies van der Rohe, Achille Castiglioni, Bruno Munari</strong>. “Non inseguo uno stile, né estetismi a tutti i costi”, con queste poche parole ma d&#8217;effetto picchetta il confine del suo modo di fare design. Decidere di fare il designer è una scelta difficile ma obbligata se senti che è la tua strada. Mentre attendi l&#8217; onda anomala per la tua surfata della vita continui a studiare, <strong>ricercare</strong>, prototipare, approfondire fino a quando scopri che la tua onda era già li ma non la vedevi e scopri che tu, designer, puoi e devi essere il produttore e il promotore dei tuoi oggetti. Anche Catalano da qualche anno cavalca l&#8217; onda con il suo brand <strong>join-lamp</strong> producendo lampade grazie ad un sistema di assemblaggio brevettato che consente, con un semplice incastro tra 2 o più componenti piani e senza ausilio di altri supporti o accessori (<a href="https://www.join-lamp.com" target="_blank">il sito web di join-lamp</a>).</p>
<p><center><img class="aligncenter size-full wp-image-5601" src="https://www.designartigianale.it/wp-content/uploads/2016/01/Catalano_prodotto.jpg" alt="Catalano_prodotto" width="400" height="294" /></center></p>
<p style="text-align: justify;">“Rifiutare uno <em>stile</em> ed il <em>bello</em> a tutti i costi. <strong>Sostenibilità</strong> e fruizione consapevole. Per tutti.” Con queste premesse Catalano nel 2010 ha fondato Catalano Design Lab, etichetta di edizioni di design che ha come mission il recupero di risorse presenti sul territorio attraverso la partnership con aziende ed artigiani del <strong>Sud Italia</strong>. Per sottolineare in maniera ancora più forte il suo impegno nel design, Sergio Catalano, sollecitato dalla <strong>metamorfosi</strong> del designer e dall&#8217;evoluzione dei linguaggi, chiarisce: “Credo infatti che un buon design non sia una semplice <em>cosmesi di prestazioni strumentali</em>, ma un <em>progetto-pensiero</em> che si esprime in un processo di fasi tra loro connesse, che partono dall’idea iniziale di prodotto ed arrivano al suo <strong>fine vita-riciclo</strong>, cercando di migliorare un po’ la nostra vita. Valori di riferimento sono la Sostenibilità, l’Efficienza, l’Accessibilità consapevole, l’Identificazione e tracciabilità del prodotto, ma non esistono strategie predefinite poiché ogni progetto (-pensiero) possiede in sé la sua <em>strategia</em> fino alla fase finale.”</p>
<p><strong>Angelo Soldani</strong></p>
<p><a rel="nofollow" href="https://www.designartigianale.it/sergio-catalano-join-lamp-lampade-autoproduzione-sostenibile/">SERGIO CATALANO</a><br />
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