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	<title>DESIGN ARTIGIANALE &#187; VENEZIA</title>
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	<description>creativi e autoproduzione</description>
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		<title>LE PERLERE INCONTRANO L&#8217;AUTOPRODUZIONE</title>
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		<pubDate>Sat, 15 Nov 2014 00:00:36 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[<p><a rel="nofollow" href="https://www.designartigianale.it/designer-autoproduttori-lavorazione-a-lume/">LE PERLERE INCONTRANO L&#8217;AUTOPRODUZIONE</a><br />
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<p>UN&#8217;IMPRESA CHE DOVEVA ESSERE TENTATA Il rapporto che intercorre tra materia, metodo produttivo e forma caratterizza, nel caso di Perlamadredesign, la volontà di richiamare in vita vecchi procedimenti di lavorazione artigianale e di elaborarne di nuovi. William Morrison, che dedicò tutta la sua vita alla introduzione dell&#8217;elemento estetico nella produzione seriale, avrebbe condiviso il lavoro [&#8230;]</p>
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				<content:encoded><![CDATA[<p><a rel="nofollow" href="https://www.designartigianale.it/designer-autoproduttori-lavorazione-a-lume/">LE PERLERE INCONTRANO L&#8217;AUTOPRODUZIONE</a><br />
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<p style="font-size: 25px; text-align: left;"><span style="color: #003366;"><strong>UN&#8217;IMPRESA CHE DOVEVA ESSERE TENTATA</strong></span></p>
<p style="text-align: justify;">Il rapporto che intercorre tra materia, metodo produttivo e forma caratterizza, nel caso di <strong>Perlamadredesign</strong>, la volontà di richiamare in vita vecchi procedimenti di lavorazione artigianale e di elaborarne di nuovi. William Morrison, che dedicò tutta la sua vita alla introduzione dell&#8217;elemento estetico nella produzione seriale, avrebbe condiviso il lavoro di <strong>Evelina Pescarolo</strong> e <strong>Patrizia Iacovazzi</strong>, anche perché la loro produzione è del tutto manuale e non prevede l&#8217;intervento della &#8220;macchina&#8221;.</p>
<p style="text-align: justify;">Perlamadredesign (visita <a href="https://www.perlamadredesign.com/" target="_blank">il sito internet</a>) nasce dalla fusione del know-how che Evelina e Patrizia hanno maturato come restauratrici dei Beni Culturali, dalla passione per la progettazione di Patrizia, a seguito degli studi presso lo IUAV di Venezia, e dalla naturale propensione di Evelina per la comunicazione ed il marketing.<br />
Quello che mi ha colpito è stato il metodo con il quale hanno impostato e creato il loro brand. Dapprima, hanno incominciato a lavorare all&#8217;interno delle fornaci a Murano, poi hanno maturato l&#8217;idea di iniziare il loro percorso lavorativo in autonomia, perché era un&#8217;impresa che doveva essere tentata. Quando alla base di tutto c&#8217;è il &#8220;progetto&#8221;, si vede perché si costruisce qualcosa con una metodologia, avendo un obbiettivo.<br />
Hanno creato un brand, delle collezioni tutelando la loro creatività depositando presso UIBM il marchio ed i modelli. Poi hanno deciso di aprire un loro negozio a Venezia in luogo dove ancora è possibile trovare botteghe, gallerie e laboratori in grado di raccontare una storia, un pezzo importante del made in Italy.<br />
La loro scelta punta a promuovere una maggiore pratica innovativa della <strong>lavorazione a lume</strong> e, una per tutte, lo dimostra il lavoro portato avanti con la collezione Butterfly premiata dalla rivista Ottagono all&#8217;Open Design del 2012. Le Perlere &#8211; così vengono chiamate le donne che lavorano a lume &#8211; mi hanno raccontato il lavoro di recupero storico che hanno portato avanti per la definizione di questa collezione, a partire da una perla degli anni &#8217;30.<br />
Non voglio suggerire una strada, ma rilevare che agire con metodo premia.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong><a href="https://www.designartigianale.it/giovanni-di-vito/">Giovanni Di Vito</a></strong></p>
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		<title>GIOVANNI DI VITO</title>
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		<pubDate>Fri, 31 Oct 2014 23:00:15 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[<p><a rel="nofollow" href="https://www.designartigianale.it/giovanni-di-vito-rivoluzione-digitale-autoproduzione/">GIOVANNI DI VITO</a><br />
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<p>I cambiamenti sono sempre stati forieri di scenari più o meno imprevedibili, ma negli ultimi 20 anni, da quando ho incominciato gli studi di architettura, ho avuto modo di assistere ad una vera e propria rivoluzione, ancora in corso in questi anni. Bruno Munari diceva che &#8220;se si impara ad affrontare piccoli problemi si può [&#8230;]</p>
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				<content:encoded><![CDATA[<p><a rel="nofollow" href="https://www.designartigianale.it/giovanni-di-vito-rivoluzione-digitale-autoproduzione/">GIOVANNI DI VITO</a><br />
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<p style="text-align: justify;">I cambiamenti sono sempre stati forieri di scenari più o meno imprevedibili, ma negli ultimi 20 anni, da quando ho incominciato gli studi di architettura, ho avuto modo di assistere ad una vera e propria <strong>rivoluzione</strong>, ancora in corso in questi anni.</p>
<p style="text-align: justify;">Bruno Munari diceva che &#8220;<em>se si impara ad affrontare piccoli problemi si può pensare anche di risolvere poi problemi più grandi</em>&#8220;. In questo, essere progettista è un vantaggio poiché si impara una metodologia progettuale con la quale affrontare nuove sfide, anche le più ardue. Questa capacità ha spinto i <a href="https://www.designartigianale.it/chi-ne-parla/">creativi dell&#8217;autoproduzione</a> a praticare le nuove strade, che la <strong>rivoluzione digitale</strong> suggeriva in maniera sempre più insistente.<br />
Insieme ai soci del mio studio, Antonietta e Luigi, rispettivamente architetto e designer, ho capito che l&#8217;<strong>autoproduzione</strong> può permettere una crescita della figura stessa del progettista che, dovendosi relazionare direttamente con le problematiche di produzione e, non ultime, di logistica, implementa nella sua prima concettualizzazione la soluzione alle questioni con cui di volta in volta si confronta.</p>
<p><center><img class="aligncenter size-full wp-image-4983" src="https://www.designartigianale.it/wp-content/uploads/2014/11/Divito-vassoio.jpg" alt="Divito-vassoio" width="300" height="166" /></center></p>
<p style="text-align: justify;">
Comprendere la visione di insieme di un processo comporta necessariamente un&#8217;ottimizzazione fin dalla fase progettuale e, per conseguenza, determina una innovazione complessiva. Ho sempre pensato che l’Italia fosse il tessuto ideale per ottimizzare questo nuovo impianto: in un posto dove molte eccellenze faticano a trovare voce e rappresentanza in istituzioni o enti troppo ingessati e statici per anticipare il futuro; ecco il manifestarsi del <em>deus ex machina</em> che, con le sembianze della rete, ha di fatto permesso di creare una trama spontanea, solida e vitale di cooperazione tra queste eccellenze.<br />
L’itinerario non è cambiato, e prevede ancora tutte le delicate fasi obbligatorie: progettazione, prototipazione, produzione e commercializzazione; ma ciascuna di esse può essere demandata e svolta in simbiosi con le singole professionalità specifiche che, a questo punto, interagiscono in maniera innovativa.</p>
<p style="text-align: justify;">Visita <a title="il sito di Giovanni" href="https://www.studiovitruvio.it/" target="_blank">il sito internet di Giovanni</a></p>
<p><a rel="nofollow" href="https://www.designartigianale.it/giovanni-di-vito-rivoluzione-digitale-autoproduzione/">GIOVANNI DI VITO</a><br />
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		<title>ALESSANDRA GARDIN RIPARTE DAL VETRO</title>
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		<pubDate>Tue, 14 Oct 2014 23:00:13 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[<p><a rel="nofollow" href="https://www.designartigianale.it/alessandra-gardin-venezia-gioielli-autoprodotti-vetro/">ALESSANDRA GARDIN RIPARTE DAL VETRO</a><br />
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<p>AUTOPRODUZIONE SIGNIFICA POTER FINALMENTE COMUNICARE IL MIO PENSIERO In genere, un progettista ha sempre una meta, un obbiettivo da raggiungere, e cerca di proiettare nel futuro il risultato del suo lavoro. Alessandra Gardin, architetto laureata alla IUAV di Venezia, trevigiana di nascita e veneziana per scelta, per anni progetta gli interni ed i complementi d&#8217;arredo [&#8230;]</p>
<p><a rel="nofollow" href="https://www.designartigianale.it/alessandra-gardin-venezia-gioielli-autoprodotti-vetro/">ALESSANDRA GARDIN RIPARTE DAL VETRO</a><br />
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]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><a rel="nofollow" href="https://www.designartigianale.it/alessandra-gardin-venezia-gioielli-autoprodotti-vetro/">ALESSANDRA GARDIN RIPARTE DAL VETRO</a><br />
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<p style="font-size: 25px; text-align: left;"><span style="color: #003366;"><strong>AUTOPRODUZIONE SIGNIFICA POTER FINALMENTE COMUNICARE IL MIO PENSIERO</strong></span></p>
<p style="text-align: justify;">In genere, un <strong>progettista</strong> ha sempre una meta, un obbiettivo da raggiungere, e cerca di proiettare nel futuro il risultato del suo lavoro.<br />
<strong>Alessandra Gardin</strong>, architetto laureata alla IUAV di Venezia, trevigiana di nascita e veneziana per scelta, per anni progetta gli interni ed i complementi d&#8217;arredo di yacht nei cantieri navali della laguna veneta a Napoli, ma con la crisi economica i cantieri subiscono una pesante contrazione della domanda e perde il lavoro.</p>
<p style="text-align: justify;">La fortuna di vivere in una città come Venezia, dove l&#8217;opulenza degli stimoli visivi e materici è all&#8217;ordine del giorno, la porta immediatamente ad immergersi nel mondo del &#8220;vetro&#8221;, un materiale tanto affascinante quanto difficile da governare. Ha incominciato a frequentare dapprima corsi e poi laboratori, dove esperti maestri vetrai dialogano con questo materiale. Qui, ha appreso rudimenti e segreti dell&#8217;arte vetraia. Dopo varie ricerche ha trovato il suo linguaggio espressivo e riesce a progettare e dar vita a <strong>gioielli in vetro</strong> lavorato a lume, spaziando dalle collane agli anelli, dai ciondoli ai bracciali (Visita <a title="il sito di Alessandra" href="https://kirumakata.blogspot.it/" target="_blank">il sito internet</a> di Alessandra).</p>
<p><center><img class="aligncenter size-full wp-image-4995" src="https://www.designartigianale.it/wp-content/uploads/2014/10/Gardin_vetro.jpg" alt="Gardin_vetro" width="300" height="225" /></center></p>
<p style="text-align: justify;">
Alessandra racconta che dentro di lei c&#8217;è sempre stato il germe dell&#8217;<strong>autoproduzione</strong>, qualcosa la portava a non fermarsi al progetto ma ad andare oltre, oltre la carta e la matita. &#8220;<em>Essere diventata un designer dell&#8217;autoproduzione significa poter finalmente comunicare il mio pensiero progettuale in maniera compiuta</em>&#8221; racconta Alessandra, mentre mi mostra le sue creazioni. Contemporaneamente, mi spiega che seguire tutta la filiera le consente di dare maggior valore al suo lavoro anche attraverso operazioni semplici, come la scelta delle bacchette di vetro, perché alcuni colori, i più belli, hanno costi maggiori e le aziende evitano di utilizzarli per i loro prodotti, perché inevitabilmente inciderebbe sul prezzo di mercato.<br />
Infine, Alessandra mi spiega che l&#8217;aspetto più complicato da gestire è quello legato alla vendita dei suoi oggetti, perché vendere è una cosa seria e devi saperlo fare, devi sapere come renderti visibile e non basta saper progettare bene e realizzare prodotti belli. Lei crede che il mondo dell&#8217;autoproduzione possa offrirle possibilità alternative ed innovative in questo senso, visto anche l&#8217;alto livello di condivisione delle informazioni che gli <a href="https://www.designartigianale.it/chi-ne-parla/">autoproduttori</a> cercano di praticare tra di loro</p>
<p><strong><a href="https://www.designartigianale.it/giovanni-di-vito/">Giovanni Di Vito</a></strong></p>
<p><a rel="nofollow" href="https://www.designartigianale.it/alessandra-gardin-venezia-gioielli-autoprodotti-vetro/">ALESSANDRA GARDIN RIPARTE DAL VETRO</a><br />
<a rel="nofollow" href="https://www.designartigianale.it">DESIGN ARTIGIANALE</a>.</p>
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